di | 14/03/2018

Stephen Hawking, astrofisico britannico, è morto oggi all’età di 76 anni. Noto soprattutto per i suoi contributi alla teoria dei buchi neri, il suo nome è legato alla cosiddetta radiazione di Bekenstein-Hawking, proposta in un articolo comparso su Nature nel 1974 (“Black hole explosions?” Nature 248 (5443): 30-31). In questo articolo si ipotizza che i buchi neri possano emettere radiazione a causa di un effetto dovuto alla creazione di coppie particella-antiparticella (neutrini o fotoni) sull’orizzonte degli eventi. Affinché l’energia totale sia conservata è necessario che l’antiparticella venga assorbita nel buco nero, mentre la particella sfugge e può essere osservata. Una delle conseguenze della teoria è che tutti i buchi neri “evaporano”, cioè perdono progressivamente massa fino a scomparire. Tutti i tentativi di osservare la radiazione di Bekenstein-Hawking, sia essa di natura cosmologica o prodotta in collisioni tra particelle ad alta energia, non hanno ancora dato nessun esito.

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