Gli amici immaginari

di | 22/02/2020

Amicizie interessate, superficiali, necessarie: tra vecchio West, campi di concentramento e periferie urbane una serie di film sul sentimento forse più importante e universale Una scena di Si c'était de l'amour di Patric ChihaUn cuoco in mezzo a una marmaglia di rudi cacciatori di volpi e un immigrato cinese nel selvaggio West? In First Cow Kelly Reichardt racconta una amicizia insolita giocando sul contrasto tra buoni sentimenti e un contesto di estrema violenza. In un bel bianco e nero che evoca malinconica introspezione e anarchismo post-punk, Philippe Garrel in Le sel des larmes mette in scena i conflitti di un giovane uomo per il quale è già tempo di bilanci tra la sua concezione di libertà affettiva e il bisogno di legami stabili.

Nella selezione ufficiale, sezione Special, la storia vera di un ebreo rinchiuso in campo di concentramento che si finge iraniano e che per sopravvivere deve insegnare al capo del campo il farsi, una lingua a lui del tutto sconosciuta: in Persian Lessons di Vadim Perelman un’ulteriore illustrazione di come l’unico modo di sopravvivere all’orrore dei campi nazisti sia costruire una realtà alternativa.

Nella sezione Panorama un nuovo documentario di Patric Chiha: Si c’était de l’amour mostra lo spettacolo della coreografa Gisèle Vienne, Crowd, molto cinematografico con i suoi repentini cambi di velocità e di atmosfere, e il dietro le quinte con le interviste ai ballerini, una specie di confessionale.

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