L’Africa alla ricerca delle sue radici verso un nuovo futuro

di | 24/02/2024

Orso d’oro al film che racconta la resitituzione di opere trafugate nel periodo coloniale, e forse mai come quest’anno il palmarès della Berlinale ha visto così tanti film non occidentali

Mati Diop riceve,l'Orso d'oro per Dahomey. Sullo sfondo la presidente della giuria Lupita Nyong'o.

Mati Diop riceve l’Orso d’oro per Dahomey. Sullo sfondo la presidente della giuria Lupita Nyong’o.

Forse meno percepito, almeno in occidente, degli aspetti militari, sociali ed economici, il colonialismo culturale costituisce una ferita profonda in molti paesi, ed è da qualche anno al centro di intense trattative tra stati coloniali ed ex colonie, soprattutto in Francia ed in Africa. La giuria della Berlinale di  quest’anno, presieduta da Lupita Nyong’o, ha voluto dare un segno in questo senso attribuendo l’orso d’oro a Dahomey, non-fiction di Mati Diop che racconta il ritorno da Parigi di ventisei opere del regno di Dahomey, nell’odierno Benin. L’orso d’argento premio speciale della giuria è andato a Yeohaengjaui pilyo, il nuovo film di Hong Sangsoo, mentre il controverso L’ Empire di Bruno Dumont si è aggiudicato il premio della giuria. Il premio per la miglior regia è andato a Nelson Carlos De Los Santos Arias per Pepe. I premi per le miglior interpretazioni sono andati a Sebastian Stan come miglior protagonista per la sua interpretazione in A Different Man di Aaron Schimberg, ed a Emily Watson come migliore attrice non protagonista per Small Things Like These di Tim Mielants. La giuria ha premiato Matthias Glasner per la sceneggiatura di Sterben, di cui è anche regista. Il premio per il contributo artistico invece è andato a Martin Gschlacht per la fotografia in Des Teufels Bad di Veronika Franz e Severin Fiala.

Nella sezione Encounters, DIRECT ACTION di Guillaume Cailleau e Ben Russell si è aggiudicato il premio per il miglior film, mentre il premio per la regìa è andato a Juliana Rojas per Ciudade; Campo. Il premio speciale è andato ex-aequo a Khamyazeye bozorg di Aliyar Rasti ed a Kong fang jian li de nv ren di Qiu Yang.

Il premio per il miglior documentario è andato a No Other Land di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor, e la menzione speciale a DIRECT ACTION.

Il premio GWFF per l’opera prima è andato a Cu Li Không Bao Giờ Khóc di Phạm Ngọc Lân.

Tra i cortometraggi, l’orso d’oro è stato assegnato a Un movimiento extraño di Francisco Lezama, ed il premio speciale della giuria a Re tian wu hou di Wenqian Zhang. That’s All from Me (So viel von mir) di Eva Könnemann ha ricevuto la menzione speciale, e si è anche aggiudicato la candidatura per gli Eeuropean Film Awards.

I premi della giuria Ecumenica sono andati a Keyke mahboobe man di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha per i film in competizione, a Sex di Dag Johan Haugerud per la sezione Panorama, a Marijas klusums di Dāvis Sīmanis per la sezione Forum, mentre Intercepted di Oksana Karpovych ha avuto la menzione speciale.

Anche la giuria FIPRESCI ha premiato tra i film in concorso Keyke mahboobe man, mentre per la sezione Encounters è stato premiato Dormir de olhos abertos di Nele Wohlatz; per la sezione Panorama il premio è andato a Faruk di Aslı Özge, e per la sezione Forum a The Human Hibernation di Anna Cornudella Castro.

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