Lo sguardo sulle nostre vite (e quelle degli altri) di Donnersmarck

di | 04/09/2018

Alla Mostra del cinema si riflette sullo spettacolo come evasione da un mondo incomprensibile e sull’arte come strumento di osservazione e presa di responsabilità

Una immagine di "Jinpa" di Pema Tseden.Una immagine di "Jinpa" di Pema Tseden.

Una immagine di “Jinpa” di Pema Tseden.

Sopravvissuta ad una (ennesima) sparatoria in un liceo statunitense (il suo ex findanzato non si rassegnava alla fine della loro storia d’amore), Celeste ci scrive una canzone e, inizialmente suo malgrado, diventa una superstar della musica pop. Ma la musica ha un ruolo molto secondario in questo film: Celeste stessa non fa mai alcun cenno alle sue canzoni, eccetto per una brevissima comversazione con un collega del music business. Vox Lux, peraltro girato benissimo da Brady Corbet, è invece un allarmante ritratto della crisi morale e soprattutto emotiva in cui riversa il nostro mondo luccicante: emblematica la sequenza finale del concerto, in cui frasi dalla banalità sconcertante proiettate sulla scena mandano letteralmente in visibilio i fan della popstar: una civiltà narcisistica afflitta da guerre, ingiustizie e catastrofi ambientali, e bloccata in una fase di rimozione. Ispirato alla giovinezza e agli esordi dell’artista Gerhard Richter, Werk ohne Autor (Never Look Away) di Florian Henckel von Donnersmarck è invece una riflessione sull’atto del vedere, sull’identità dell’artista e sul ruolo dell’arte nella società. Ultimo film in concorso della giornata Nuestro Tiempo di Carlos Reygadas: una crisi coniugale nella pampa argentina, che invece di essere uno spazio di libertà diventa un oppressivo luogo dove affrontare aspirazioni e bisogni oppressi.

Fuori concorso American Dharma, sconcertante e disarmante intervista di Errol Morris a Stephen K. Bannon, ex consigliere di Donald Trump: significativamente realizzata in un hangar militare, mostra una volta di più come la più grande potenza del mondo (o forse la seconda dopo la Cina) abbia costruito e mantenga il suo dominio solo grazie alla forza militare, palese e occulta.

Sugli altipiani tibetani due uomini con lo stesso nome si incontrano e si perdono più volte: Jinpa di Pema Tseden, nella sezione Orizzonti, è un piccolo capolavoro di saggezza ed estetica.

Nella Settimana della Critica in Lissa ammetsajjel (Still Recording) di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub l’incredibile, e insopprimibile, tenacia con cui due reporter siriani sfidano bombardamenti e fucilate per mostrare al mondo l’inferno che è diventato la loro vita.

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