Nella galleria dei ritratti di Tsai Ming-liang

di | 30/08/2018

Giornata di grandi nomi: Lanthimos e Cuarón che ipotecano la vittoria, e il nuovo film di Tsai Ming-liang

Una immagine di "Ni de Lian" ("Your Face") di Tsai-Ming-liang.

Una immagine di “Ni de Lian” (“Your Face”) di Tsai-Ming-liang.

A Venezia si comincia a fare sul serio: in concorso due film che già da soli valgono tutto il festival, The Favourite di Yorgos Lanthimos e ROMA di Alfonso Cuarón. Lanthimos torna alla Mostra con un sontuoso film in costume: non solo storia, recitazione e ambientazioni ma anche la sua abituale pignoleria nella messa in scena ne fanno un film delizioso. Cuarón invece questa volta sceglie il bianco e nero ed un occhio discreto per fare il ritratto di una donna a servizio presso una famiglia altoborghese nella Città del Messico dei primi anni ’70. Anche qui l’apparente semplicità e il tocco leggero nascondono una notevole complessità di mezzi espressivi. Ultimo film in concorso della giornata Doubles vies (Non-Fiction) di Olivier Assayas, commedia agrodolce su vizi (tanti) e virtù (poche) della borghesia intellettuale francese dei nostri giorni.

Fuori concorso Ni de lian (Your Face) di Tsai Ming-liang, film tra il documentario e la finzione in cui il regista taiwanese riesce a dosare benissimo le luci e a trovare la giusta inquadratura per tutti i volti, e i luoghi, che vuole riprendere: l’inquadratura insistita sul volto diventa la porta per entrare nel mondo e nelle storie delle persone che raccontano momenti importanti della loro vita. Nell’altro film fuori concorso gli ultimi tumultuosi anni di Orson Welles, una carriera cominciata in maniera folgorante quando era ancora giovanissimo e finita nell’incomprensione e nell’ostracismo di Hollywood. Morgan Neville racconta dell’ultimo film incompiuto di Welles, The Other Side of the Wind nel documentario They’ll Love Me When I’m Dead, con interviste e immagini di repertorio che fanno deplorare una volta di più la stupida ottusità del business nel cinema.

Nelle Giornate degli Autori il dramma delle prostitute africane in Joy di Sudabeh Mortezai, il travaglio psicologico della protagonista vittima di una autentica tratta di schiave del sesso reso con dosati contrasti di luci ed ombre, momenti di tenerezza ed altri di desolante solitudine.

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