Tre colori: nero

di | 04/09/2017

Venezia conferma l’ottimo stato di salute del cinema contemporaneo: dall’America al Giappone film molto diversi per tematiche e stili ma accomunati da un alto livello di qualità

Una scena di "Sandome No Satsujin" di Kore-eda Hirokazu

Una scena di “Sandome No Satsujin” di Kore-eda Hirokazu.

Apre la giornata il secondo film italiano in concorso: “Una famiglia” di Sebastiano Riso racconta con freddezza e distacco una vicenda di utero in affitto, una condizione che può essere accettata solo dimenticandosi della natura umana, propria e degli altri, e dove ogni atto è puramente fine a se stesso. “Three Billboards outside Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh, finora il miglior film nella selezione ufficiale, si avvale della straordinaria interpretazione di Frances McDormand nel ruolo di una madre che cerca giustizia, o più probabilmente vendetta, per la morte della propria figlia: l’intreccio tra emotività e ritratto sociale, le scene d’azione da perfetto western crepuscolare e i dialoghi serrati ne fanno un notevole compendio del miglior cinema, coinvolgente e profondo. E dalla provincia statunitense si va nel Giappone più oscuro con “Sandome No Satsujin” di Kore-eda Hirokazu, bel thriller giudiziario che oscilla continuamente tra narrazione razionale e suspence.

Fuori concorso “My Generation” di David Batty, co-prodotto e narrato da Michael Caine, è un bel documentario sulla swinging London degli anni ’60: in tre capitoli intitolati come altrettante canzoni di successo dell’epoca, i protagonisti di quel momento storico (Paul McCartney, Marianne Faithfull e altri nomi celebri) raccontano e rivivono le emozioni di una generazione che ha cambiato per sempre la cultura della nostra società.

Nella sezione Orizzonti il film d’esordio di Alireza Khatami “Los versos del olvido”, poema per immagini sulla memoria, personale e collettiva, in una bella sintesi dell’immaginario di due mondi apparentemente molto distanti: l’Iran e il Cile. Anne Fontaine invece continua il suo lavoro sui conflitti tra desiderio e vincoli culturali e sociali con “Marvin”, storia di un giovane omosessuale della Francia di provincia interpretato da Finnegan Oldfield che non ha altra scelta se non la fuga nella capitale Parigi e nel teatro, e con Isabelle Huppert nel ruolo di se stessa.

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