Tra dilemmi esistenziali, apologi magici e fiabe a morale ambientalistica, a Locarno un giro del mondo in immagini e suoni

Cho Young, Kim Min-hee e Kwon Hae-hyo in una scena di Suyoocheon di Hong Sangsoo.
Nel concorso internazionale il nuovo atteso film di Hong Sangsoo: Suyoocheon1 segue stavolta i dilemmi di una giovane coppia e della famiglia di lei, un nuovo capitolo nello studio sull’immagine e i suoi riflessi in una cultura, quella asiatica, che forse più di altre è ossessionata dalle forme. Diventano sempre più frequenti i film dell’area del nord Africa e del Medio Oriente con tematiche o atmosfere magiche: Agora2 di Ala Eddine Slim si iscrive nella tradizione delle storie fantastiche in cui vivi e morti condividono regioni dello spazio e del tempo in cui tutto sembra possibile. Nella stessa vena Yeni safak solarken3 di Gürcan Keltek, dove l’outsider si scopre parte di una comunità di prescelti. Sulla scia di Sauvages4, Transamazonia5 di Pia Marais svolge il suo compito di scuotere lo spettatore occidentale dal suo torpore consumistico. Anche se solo per un paio d’ore.
Nella sezione Cineasti del presente un film per chi si domanda che aspetto avrebbe oggi un film dell’Europa dell’est di epoca sovietica: Kada je zazvonio telefon6 di Iva Radivojević gioca sulla ripetizione e la sorpresa, l’attesa e la disillusione, con chiari e voluti riferimenti alla storia recente della ex-Yugoslavia. Il sud America si conferma uno dei luoghi culturali più attivi e interessanti: Tomás Pichardo-Espaillat si cimenta nel cinema di animazione con Olivia e las nubes7, dove tocchi di surrealismo si alternano a fasi malinconiche. In Monólogo colectivo8 di Jessica Sarah Rinland si parla di animali per delineare la storia coloniale dell’Argentina.
Nella sezione Open Doors il furioso e rigoroso Black Mother9 di Khalik Allah, dove colori suoni e vite sembrano fare a gara per guadagnare il loro meritato momento di gloria.
Nella Settimana della critica un film che è quasi una performance o una installazione: Formas de atraversar un teritorio10 di Gabriela Domínguez Ruvalcaba è una cartografia delle persone, delle case e degli oggetti di un paese, il Messico, che mostra ancora evidenti le ferite del suo passato coloniale. La storia di un infermiere che ha causato volontariamente la morte di molti pazienti e degli effetti psicologici di questi eventi sui suoi genitori, incapaci di darsi una spiegazione di fatti così terrificanti in Jenseits von Schuld11 di Katharina Köster e Katrin Nemec, il discorso come tentativo di sopravvivere.
- Suyoocheon, regìa di Hong Sangsoo, Corea del Sud 2024, 111′
- Agora, regìa di Ala Eddine Slim, Tunisia/Francia/arabia Saudita/Qatar 2024, 102′
- Yeni safak solarken, regìa di Gürcan Keltek, Turchia/Italia/Germania/Norvegia/Olanda 2024, 130′
- Sauvages, regìa di Claude Barras, Svizzera/Francia/Belgio 2024, 80′
- Transamazonia, regìa di Pia Marais, Francia/Germania/Svizzera/Taiwan/Brasile 2024, 112′
- Kada je zazvonio telefon, regìa di Iva Radivojević, Serbia 2024, 73′
- Olivia e las nubes, regìa di Tomás Pichardo-Espaillat, Repubblica Dominicana 2024, 81′
- Monólogo colectivo, regìa di Jessica Sarah Rinland, Argentina/Regno Unito 2024, 104′
- Black Mother, regìa di Khalik Allah, Giamaica/USA 2024, 77′
- Formas de atraversar un teritorio, regìa di Gabriela Domínguez Ruvalcaba, Messico 2024, 73′
- Jenseits von Schuld, regìa di Katharina Köster e Katrin Nemec, Germania 2024, 81′
