Ancora un eroe sofferto e quasi suo malgrado, alle prese stavolta non con uno ma con molteplici nemici

Matt Damon in Odissea di Christopher Nolan.
Per un peplum d’inizio terzo millennio, l’Odissea di Christopher Nolan1 svolge decisamente il suo ufficio di lacrime e sangue, muscoli e armi, donne fatali e mostri terrificanti. Sono invece gli dèi i grandi assenti di questo adattamento: con l’eccezione di Atena, che tuttavia ha forme e modi molto umani, e potrebbe benissimo essere giusto una allucinazione di Ulisse. Perfino Circe è ritratta come una modesta donna pronta alla compassione: non ci vorrà molto a Ulisse per convincerla a ridare forma umana ai suoi compagni di viaggio. E Calipso sarà anche l’affascinante e ammaliante seduttrice che trattiene Ulisse per sette lunghi anni, ma è giusto il tempo per far riguadagnare gradualmente la memoria al nostro eroe ed evitargli traumi insostenibili. Ma è piuttosto l’uomo Antinoo che supera in perfidia e malvagità i mostri Polifemo e Scilla, mangiatori di uomini ma significativamente senza volto.
Uomini artefici di disastri ma anche di sublimi opere d’arte: il film comincia con un poeta che recita i versi dell’Iliade. La scena è la sala del palazzo di Ulisse a Itaca, il narratore ed il suo pubblico sono incorniciati da un pannello che separa la sala dagli appartamenti di Penelope, due ambienti nettamente distinti nella scelta delle inquadrature, della luce, oltre che per gli eventi che vi avvengono. È più su questo schermo, parola da prendere nei due sensi pratico e allegorico, che Nolan gioca la separazione tra narrazione e realtà che sulla famosa tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte. I proci sono quindi al tempo stesso spettatori e protagonisti degli eventi raccontati, ma l’ambivalenza si estende a tutto il film, quando tutti i personaggi che Ulisse incontra più che agire raccontano: una messa in scena delle modalità attraverso le quali l’Odissea è stata divulgata e tramandata oralmente per secoli, un canto collettivo, una storia frutto forse del contributo di tanti autori.
Un film profondamente pessimista, una apologia di fine impero, che fa curiosamente eco ad un altro film recente che si ispira anch’esso alla mitologia ma questa volta romana: il Megalopolis2 di Francis Coppola. Le preoccupazioni di Nolan sul futuro, o mancanza di futuro, della nostra civilizzazione rievocano altri film apocalittici, come il Ran3 di Akira Kurosawa con le sue luci crepuscolari e i suoi colori freddi. E, per un regista come Nolan che ha una illustre filmografia nella fantascienza distopica, non è di certo un caso non solo la chiara allusione delle corazze elleniche con il costume della sua trologia di Batman4 5 6, ma anche l’indubbia similitudine tra l’immagine di apertura del cavallo di Troia sulla spiaggia ed il frammento della statua della libertà della sequenza finale de Il pianeta delle scimmie7.
- Odissea, titolo originale The Odyssey, regìa di Christopher Nolan, Stati Uniti-Regno Unito 2026, 173′.
- Megalopolis, regìa di Francis Ford Coppola, Stati Uniti 2024, 138′.
- Ran, regìa di Akira Kurosawa, Giappone-Francia 1985, 162′.
- Batman Begins, regìa di Christopher Nolan, Stati Uniti-Regno Unito 2005, 140′.
- Il cavaliere oscuro, titolo originale The Dark Knight, regìa di Christopher Nolan, Stati Uniti-Regno Unito 2008, 152′.
- Il cavaliere oscuro – Il ritorno, titolo originale The Dark Knight Rises, regìa di Christopher Nolan, Stati Uniti-Regno Unito 2012, 164′.
- Il pianeta delle scimmie, titolo originale Planet of the Apes, regìa di Franklin J. Schaffner, Stati Uniti 1968, 112′.
