I chiaroscuri dell’identità irlandese nell’hip-hop scatenato degli Kneecap

di | 15/03/2025

Il trio irlandese interpreta se stesso ed il complesso tema dell’identità culturale e di classe

Naoise Ó Cairealláin, Liam Óg Ó hAnnaidh e JJ Ó Dochartaigh in una scena di Kneecap.

Naoise Ó Cairealláin, Liam Óg Ó hAnnaidh e JJ Ó Dochartaigh in una scena di Kneecap.

Un The Commitments1 in versione aggiornata? Non proprio, anche se la tematica, ed il fatto che i protagonisti suonino e cantino davvero, potrebbe indurre a pensarlo: Kneecap2 è soprattutto una sonora, e coraggiosa visti i tempi, rivendicazione dell’identità come spazio di libertà per tutti. Rich Peppiatt non dà pace alla cinepresa ed allo spettatore sballottato tra club rimbombanti e marce di protesta, mentre l’hip-hop si alterna alle eccitate discussioni del trio improvvisato.

Peppiatt imposta visualmente il film sui contrasti nelle luci ed il dosaggio dei colori: in fondo i tre giovanotti vogliono solo divertirsi, ma come in tutte le epoche per qualche motivo il divertimento vissuto in maniera anarchica non è tollerato, per cui inevitabilmente i momenti di estasi preparano il campo ai guai con amici e parenti e soprattutto con la polizia, così come le forti luci creano ombre dense. I colori poi sono quasi inevitabilmente un elemento di identità, ma al tempo stesso designano un bersaglio.

Lingua e linguaggio infine si intrecciano tra dialoghi, e canzoni, in inglese e irlandese, con tutte le conseguenze su sonorità, ritmi e cadenze. I nostri realizzano presto che la musica è politica: ma più che chiedersi da dove viene il vero problema è come appropriarsene. Quindi imparare ad utilizzare una drum machine è anche porsi il problema di cosa dire, e soprattutto come. Il “volersi solo divertire” diventa allora una questione esistenziale, ed i motivi per cui benpensanti e polizia si agitano tanto di fronte a manifestazioni in fondo così innocue prendono tutto un altro aspetto. Merito comunque a Peppiatt per non prendersi lui stesso troppo sul serio: i testi in sovraimpressione (per non parlare dei sottotitoli, un affronto per gli anglofoni) alleggeriscono molto del materiale fin troppo pesante.

  1. The Commitments, regìa di Alan Parker, Irlanda-Regno Unito-USA 1991, 118′  
  2. Kneecap, regìa di Rich Peppiatt, Irlanda-Regno Unito 2024, 105′