Il cinema, medusa dai mille volti

di | 24/02/2023

In attesa dei vincitori, le sezioni collaterali si confermano una miniera di film coraggiosi, anche solo quando si tratta di leggere in chiave ironica le tare dei nostri tempi

Una immagine di Mammalia di Sebastian Mihăilescu.

Una immagine di Mammalia di Sebastian Mihăilescu.

Ultimo film in concorso, Bis ans Ende der Nacht di Christoph Hochhäusler è un tentativo di noir aggiornato ai nostri tempi ma con molte strizzatine d’occhio ai tempi passati, soprattutto nella colonna sonora. Vengono passati in rassegna proprio tutti gli elementi del genere: dal ruolo della femme fatale, ai doppi e tripli giochi, ai tradimenti, fino all’immancabile colpo di scena finale.

Nella sezione Panorama un bel one-woman-show di María Vázquez in Matria di Álvaro Gago, ennesima donna in cerca di emancipazione che deve assumere atteggiamenti virili per far valere i suoi diritti, fino ad un epilogo inatteso. In Motståndaren di Milad Alami è un rifugiato iraniano, con famiglia al seguito, a dover fare i conti con le proprie inclinazioni ed i desideri più profondi. Ancora l’Iran in La Sirène, bel disegno animato di Sepideh Farsi, questa volta all’indomani della rivoluzione islamica dove frenesia per la sopravvivenza e aspirazione ad un futuro migliore si alternano in un turbine di colori e panoramiche senza sosta. Un assaggio della Cina in pieno capitalismo in Green Night di Han Shuai, con allusioni nella trama e nell’estetica al migliore Wong Kar-wai. Salto in Messico, dove l’indigeno Luis svolge il suo servizio miliatre in una caserma perduta tra le severe e maestose architetture dei templi pre-colombiani: la storia ancora una volta la scrivono i vincitori e ci si chiede in che cosa consiste essere eroi, ruolo a cui ironicamente allude il titolo del film di David Zonana, Heroico. Dal Messico al Brasile di Propriedade di Daniel Bandeira dove nessuno ma proprio nessuno si salva, ed è comunque molto inquietante il tentativo di dipingere la moglie del proprietario come unica vittima, ennesimo campanello d’allarme per noi crociati occidentali continuamente imbarcati in guerre in difesa dei diritti umani che noi stessi da secoli non finiamo di infrangere. Infine Arturo a los 30 di Martín Shanly commedia molto agra e poco dolce ma con alcuni momenti di autentica ilarità nella migliore tradizione del cinema colto argentino: ed il regista protagonista si espone senza alcuna protezione, mostrando un certo coraggio. Si torna in Europa, più esattamente nell’Ucraina degli anni ’70, con Ty mene lubysh? di Tonia Noyabrova, ritratto tenero e a tratti rude di una adolescente alle prese con le prime delusioni: amorose, politiche, sociali. In Sages-Femmes di Léa Fehner un bel ritratto di gruppo in un reparto maternità della Francia contemporanea dove i confini tra finzione e documentario sono alquanto indefiniti. In Stams di Bernhard Braunstein entriamo in una delle scuole di sport invernali più rinomate per seguire sogni e fatiche delle giovani promesse dello sci austriaco: dietro un impianto documentaristico apparentemente neutro le lezioni scolastiche e le sessioni ginniche assumono il ruolo di un rito di passaggio dove questi adolescenti alternano la freschezza, la spensieratezza e la leggerezza della gioventù alla serietà e alla consapevolezza di dover prendere delle decisioni tipiche dell’età adulta.

Nella sezione Forum molto bello El rostro de la medusa di Melisa Liebenthal: partendo da un evento impossibile una riflessione ironica ma efficace sul nostro primo strumento di rapporto e di comunicazione con gli altri: il volto. Bello anche Mammalia di Sebastian Mihăilescu che conferma l’ottimo stato di forma del cinema rumeno contemporaneo, con tocchi surreali alla Andersson. Decisamente più tradizionale invece The Bride di Myriam U. Birara, forse non tra i migliori esempi di cinema africano ma con un buon dosaggio dei tempi e una ottima direzione degli attori. Ancora le vicende di una famiglia di immigrati, stavolta dalla Siria al Canada, in Concrete Valley di Antoine Bourges: il marito medico che cerca di ricostruire il senso di un mestiere, mentre la moglie cerca di integrarsi con attività di utilità sociale: forse è nel sogno e nella forza dell’immaginazione che si può ridare un senso alla propria vita.