Il cielo rosso sopra Berlino

di | 23/02/2023

Alla Berlinale è il giorno dei romanzi di formazione di scrittori in crisi creativa (e affettiva) e pittori freschi di accademia, tra catastrofi vere e immaginarie

Thomas Schubert in una scena di Roter Himmel di Christian Petzold.

Thomas Schubert in una scena di Roter Himmel di Christian Petzold.

Ospite abituale alla Berlinale, Christian Petzold propone nella competizione uno dei film migliori visti finora, Roter Himmel, sorprendente per ironia e sguardo apocalittico, elementi quanto meno insoliti nella filmografia del regista tedesco. Dopo The Survival of Kindness un altro film australiano in concorso, ed ancora una volta al centro la tragedia dei nativi: Limbo di Ivan Sen, un noir crepuscolare insolito perché tutto avviene alla luce del sole, mentre l’ambientazione, invece della giungla urbana, è centrata sul deserto, fin troppo chiara metafora della mancanza totale di empatia tra i personaggi in conflitto. Si ride, si piange, si rimane sbalorditi come sempre nei film di Makoto Shinkai: Suzume ripropone l’ossessione del regista per le anime gemelle che si sfiorano e si mancano per un niente, tra ambientazioni mozzafiato e animazioni impeccabili. Sempre nell’ambito del cinema di animazione dal Giappone alla Cina con Liu Jian che torna alla Berlinale dopo Have a Nice Day con Art College 1994, questa volta riducendo al minimo l’animazione e concentrandosi sull’aspetto pittorico (non a caso essendo lui stesso anche pittore), le scelte artistiche dei giovani protagonisti ed i dilemmi tipici di quella età.

Nella sezione Encounters il prolifico Hong Sangsoo non è ancora pago delle problematiche legate al fare un film e in Mul-an-e-seo gira fuori fuoco, con luci “sbagliate” e una colonna sonora scritta da lui stesso, bel modo di trattare con il giusto distacco una storia malinconica.

La sezione Forum ripropone un documentario di Dick Fontaine uscito nel 1982: I Heard It through the Grapevine, dove a vent’anni dalle lotte di emancipazione della popolazione di colore si cerca di fare un bilancio dei progressi e dei fallimenti, con la sgradevole sensazione che ci sia ancora molta, troppa strada da percorrere. Un altro documentario degli anni ’80 in Forum Expanded: in The Man Who Envied Women Yvonne Rainer ci trascina in un vertiginoso mix di estratti letterari, résumé sociologici, virtuosismi di prosa, in una messa in scena visiva che oscilla continuamente tra ironia e tragica presa d’atto della violenza intrinseca delle nostre civilità occidentali. I forti e spesso conflittuali legami tra la Germania e la Turchia (con l’ancora più problematico annesso Kurdistan) in un corto e in un mediometraggio: in Forum Special Eren Aksu in Onun Haricinde, İyiyim tesse un parallelo tra reperti archeologici, qui l’altare di Pergamon oggi nell’omonimo museo berlinese, e la crisi di identità di tanti immigrati più o meno volontari; mentre Yüksel Yavuz in Mein Vater, der Gastarbeiter riflette sulla sua condizione di regista figlio di un operaio turco, per la precisione dal Kurdistan, e su cosa significa ricostruire una comunità.

Nella sezione Panorama, Al Murhaqoon di Amr Gamal è il primo film dello Yemen ad essere selezionato alla Berlinale, particolarmente coraggioso nell’affrontare il tema dell’aborto mentre perfino in Francia si discute di limitarne il ricorso… E sempre in tema di diritti umani, in Panorama Dokumente questa volta l’Iran e il suo regime teocratico in And, Towards Happy Alleys dove Sreemoyee Singh dà voce a registi, attori e attrici, un deprimente resoconto delle trovate rocambolesche per sfuggire alla censura del regime.

Nella sezione Perspektive Deutsches Kino l’inquietante situazione del parco nucleare francese nel molto attuale Nomades du nucléaire, bello e coraggioso documentario di Kilian Armando Friedrich e Tizian Stromp Zargari che seguono i lavoratori stagionali delle centrali nucleari, spesso costretti a scelte estreme.