Imprenditori “prestati alla politica” senza scrupoli e scienziati della domenica nell’inquietante odissea nello spazio di un antieroe e delle sue (non proprio conformi) copie

Robert Pattinson in una scena di Mickey 17 di Bong Joon Ho.
Dopo l’exploit di Parasite1 Bong Joon Ho torna al suo genere abituale, la fantascienza, con Mickey 172, con l’amara sensazione che il futuro rappresentato sia in realtà molto attuale e la società distopica rappresentata se non concreta almeno pericolosamente vicina. Quasi a prendere le distanze dalle spaventose conseguenze del cosiddetto progresso scientifico, il film è per prima cosa un omaggio ad una serie di predecessori che va da Blade Runner3 a Alien4, da Moon5 a Metropolis6, con una strizzatina d’occhio agli omini verdi di Guerre Stellari7 e Arrival8. Ma si tratta appunto di omaggi, con la chiara consapevolezza che il futuro radioso promesso da scienziati, imprenditori e politici, con il loro codazzo di addetti stampa, si rivela un ammasso raffazzonato di ferraglia unta e arrugginita, dove il riciclaggio ha raggiunto il culmine della piramide: l’essere umano, ulteriore allusione ad un altro classico della fantascienza distopica, 2022: i sopravvissuti9. L’insistenza sul verde scuro ed i contrasti tra il nero delle strutture metalliche e il rosso ardente delle fornaci crea un’atmosfera da inferno.
L’orda di Mickey (un infaticabile Robert Pattinson), tutti biologicamente identici ma ognuno con una sua personalità distinta, sintetizza visivamente ed emotivamente alla perfezione la condizione di alienazione che caratterizzano tante delle tecnologie attuali e delle pratiche da esse indotte: da un lato l’omologazione estrema, dall’altro lo sfrenato narcisismo che deve necessariamente fare da contrappeso. Mickey è decisamente un personaggio dalla moralità discutibile, ma proprio la sua molteplicità e quindi flessibilità nell’affrontare le terribili prove previste dal suo contratto, se non lo rendono necessariamente simpatico almeno inducono verso di lui un atteggiamento di empatia, soprattutto di fronte ai due autentici mostri impersonati da Marshall e da sua moglie. I cattivi qui non solo hanno come unico obiettivo il potere e la ricchezza, ma si propongono anche come leader spirituali di una religione che ricorda fin troppo le sette evangeliche tanto di moda da qualche anno a questa parte.
L’idea di un futuro ben lontano dal lustro e dall’ordine di film, comunque distopici, come L’uomo che fuggì dal futuro10 e più vicino alla sporcizia, al disordine ed al bricolage del Blade Runner di Ridley Scott si inserisce qui in un discorso organico ed una critica sistematica di una certa scienza e di un cosiddetto progresso tecnologico, peraltro non nuovo in Bong: gli errori si susseguono con conseguenze a volte comiche e spesso tragiche. Tuttavia non è di certo un caso se l’unico personaggio positivo di tutto il film, accanto alla combattiva Nasha (Naomi Ackie), donna e per di più di colore, è la scienziata Doroty (Patsy Ferran): la speranza è nelle mani delle donne: emancipate, e che ragionano.
- Parasite, regìa di Bong Joon Ho, Corea del Sud 2019, 132′
- Mickey 17, regìa di Bong Joon Ho, USA-Corea del Sud 2025, 137′
- Blade Runner, regìa di Ridley Scott, USA-Hong Kong 1982, 117′
- Alien, regìa di Ridley Scott, USA-Regno Unito 1979, 116′
- Moon, regìa di Duncan Jones, USA-Regno Unito 2009, 97′
- Metropolis, regìa di Fritz Lang, Germania 1927, 153′
- Guerre Stellari, titolo originale Star Wars, regìa di George Lucas, USA 1977, 121′
- Arrival, regìa di Denis Villeneuve, USA 2016, 116′
- 2022: i sopravvissuti, titolo originale Soylent Green, regìa di Richard Fleischer, USA 1973, 97′
- L’uomo che fuggì dal futuro, titolo originale THX 1138, regìa di George Lucas, USA 1971, 88′
