Una marcia di seicento chilometri per mettere alla prova non tanto il fisico quanto lo psichico

Bart Harder e Carles Pulido in una scena di The North di Bart Schrijver.
Come dice Jack, escursionista anche lui alla ricerca di un senso alla propria vita, è nella natura che le persone mostrano il loro carattere autentico. Infatti la domanda è: come mai le crisi esistenziali non si manifestano mai in mezzo al traffico frenetico di una città ma nel silenzio o nell’infuriare della tempesta di un paesaggio incontaminato? Bart Schrijver in The North1 mette forse un po’ del suo nei due personaggi: Bart l’olandese, con cui condivide anche il nome, e Lluis il regista di matrimoni. Mentre i due amici avanzano, il paesaggio intorno a loro si muove appena, non tanto per evidenziare l’inanità dell’uomo rispetto all’universo, perché frequenti sono anche le sequenze in cui i due sono in primo piano e occupano quasi tutta l’inquadratura, ma piuttosto per rappresentare l’assoluto, l’immutabile, l’immanente. Le rare volte in cui li si vede avanzare in una città o un villaggio il panorama invece cambia continuamente, per simboleggiare l’effimero di ogni costruzione umana, e la piccolezza della sua presenza sulla terra.
Schrijver fa comunque attenzione a non ridurre questi paesaggi imponenti e immobili in un banale sfondo da cartolina: questa natura parla, respira, a volte con toni sommessi altre volte con furore. Le basse frequenze fanno vibrare il corpo, a volte cullandolo in maniera rassicurante, altre volte scuotendolo con veemenza. E quando Bart e Lluis sono nella loro tenda anche il rumore regolare della pioggia diventa un discorso, un suono che nonostante tutto ricorda la presenza della natura. Un bel contrasto con l’artificialità e la disarmonia degli scricchiolii dei materassi gonfiabili o il fruscìo delle carte da gioco.
