Aronofsky ed il suo Moby Dick che non ha più voglia di lottare

di | 04/09/2022

Un Kammerspiel che poggia quasi esclusivamente sulle spalle di un notevole Brendan Fraser

Sadie Sink in una scena di The Whale di Darren Aronofski.

Sadie Sink in una scena di The Whale di Darren Aronofski.

Charlie ha fatto una scelta: escludersi dal mondo, o per meglio dire nascondersi alla vista di tutti. Omosessuale represso, obeso a livelli patologici, la sua vita si svolge ormai da anni nelle poche stanze del suo appartamento. Aronofski sceglie un tono ed una messa in scena tutto sommato discreta, contenuta, giusto contrappeso ad un protagonista che solo per la sua mole occupa tutto lo spazio. E che ha deciso di andarsene, il più discretamente possibile, oberato fai sensi di colpa che evidentemente gli pesano più del suo corpo sovrappeso.

All’unità di luogo e di tempo si aggiunge quindi l’identificazione del dramma con un solo personaggio, con il rischio di un puro esercizio di stile. Il regista ed il protagonista sono invece bravi, il primo con la sceneggiatura, il secondo con la sua interpretazione, a dare spessore e dinamicità e ad evitare patetismo e retorica, sempre in agguato in questi casi.

Oltre a Fraser, che ha anche avuto un bel coraggio ad accettare di farsi trasformare nell’esatto contrario del fusto atletico che ha rappresentato all’inizio della carriera, anche tutti gli altri interpreti appaiono particolarmente nel ruoli, in particolare Samantha Morton nel ruolo della moglie tradita (due volte), molto brava a passare dalla vendetta alla malinconia.