Berlinale 2016: in scena il Marocco di chi vuole restare

di | 12/02/2016

Primi film in concorso tra introspezione e fantascienza, e un omaggio a David Bowie

Majd Mastoura e Rym Ben Messaoud in "Inhebbek Hedi"

Majd Mastoura e Rym Ben Messaoud in “Inhebbek Hedi”

Dopo la pioggia della serata di apertura, a Berlino torna il sole ma non è quello torrido della Tunisia di “Inhebbek Hedi” di Mohamed Ben Attia dove, in un’altalena tra la freddezza e la monotonia di un’esistenza pianificata e inaspettati momenti di sensualità, seguiamo i tormenti di un giovane alle prese con le domande fondamentali della vita alla vigilia del suo matrimonio. Tonalità più cupe e brividi lungo la schiena invece in “Midnight Special” di Jeff Nichols, con Michael Shannon e Kirsten Dunst, thriller-horror fantascientifico-psichedelico che farà la gioia dei cultori della cultura new-age al cinema. Tutt’altre atmosfere in “Boris sans Béatrice” del canadese Denis Côté, spietato percorso catartico di guarigione dalle umane vanità con molti colpi di scena e l’ottima interpretazione di un affascinante e misterioso Denis Lavant.

Nelle sezioni collaterali il contrasto tra l’armonia e l’ordine della vita in campagna e il peso di segreti innominabili in “Jonathan” del tedesco Piotr Lewandowski. Dietro il pretesto di denunciare il dramma delle donne di mezza età senza lavoro costrette a prostituirsi nella Corea del Sud contemporanea, “The Bacchus Lady” di E J-yong è una poetica e struggente riflessione sulla vecchiaia, la sofferenza, la morte, che deve molto del suo fascino alla straordinaria interpretazione della protagonista Youn Yuh-jung. Altre (inutili) sofferenze in “Goat” di Andrew Neel, discesa agli inferi delle “fraternity”, le associazioni goliardiche dei colleges statunitensi.