Corri Victoria

di | 07/02/2015

Tour de force per Sebastian Schipper, il suo cameraman e i suoi attori in un film che è molto di più di un semplice esercizio di stile

Una scena di "Victoria"

Una scena di “Victoria”

Già in “Real Fiction”, film del 2000, Kim Ki-duk aveva girato un film “in diretta”, utilizzando una decina di videocamere disseminate nelle varie locations che riprendevano l’azione in tempo reale. È del 2013 invece “Ana Arabia” di Amos Gitai, girato in un’unica sequenza nel giardino di una casa di Jaffa. Sebastian Schipper va oltre e, partendo da una sceneggiatura di dodici pagine, realizza un film in un’unica sequenza. È notte fonda a Berlino e la spagnola Victoria, interpretata dalla straordinaria Laia Costa, che lavora come cameriera in un bar a Berlino, fa conoscenza con un gruppo di locali che le faranno trascorrere le ore più frenetiche e mozzafiato della sua vita.

Oltre al lavoro di preparazione da parte del regista, il film funziona anche per l’eccellente prova di tutta l’équipe, soprattutto del cameraman che riesce a mantenere una grande continuità nonostante i cambi continui e improvvisi di luce, ritmo e ambienti. Il lavoro del regista è interessante perché se da un lato ha come obiettivo mantenere con rigore la continuità nella narrazione, dall’altro mostra i differenti strati che compongono il film, come ad esempio quando la musica è fuori sincrono. Dopo un inizio relativamente tranquillo, il ritmo diventa sempre più frenetico, e paradossalmente l’agitarsi dei personaggi e della camera che li segue finisce per dare un senso di claustrofobia, di soffocamento.

Si tratta di un film ambizioso, girato con una Canon C300 che segue personaggi e avvenimenti per oltre due ore. I dialoghi sono in gran parte improvvisati e rivelano un notevole lavoro da parte degli attori: data la natura della messa in scena, in cui tutto deve andare “liscio” senza possibilità di sbagliare, l’interpretazione richiede non semplicemente l’immedesimazione ma l’identificazione nel personaggio. A differenza del teatro, qui è la presenza della camera che impone priorità, ritmi, punto di vista.