Il cinema della crudeltà di Dupieux

di | 15/07/2025

La vita à già complicata: perché infliggersi ulteriori sofferenze guardando storie, vere o finte, al cinema, in televisione o sul proprio smartphone?

Jérôme Commandeur, Sandrine Kiberlain e Adèle Exarchopoulos in una scena di L'accident de piano di Quentin Dupieux.

Sandrine Kiberlain e Adèle Exarchopoulos in una scena di L’accident de piano di Quentin Dupieux.

Tra i cineasti contemporanei più prolifici, Quentin Dupieux ha fatto della provocazione programmatica un elemento caratteristico dei suoi film. Provocazione dello spettatore: nel creare tensione, suspense, irritazione di fronte a personaggi insopportabili e situazioni insostenibili. Chi lo conosce ormai sa cosa aspettarsi ma, almeno per il momento, le variazioni sul tema assicurano la sorpresa e l’inatteso. Dupieux è anche molto interessato al linguaggio e alla specificità del mezzo audiovisivo come veicolo delle idee, e dopo teatro, arte e cinema (citeremo qui solo di sfuggita nell’ordine Yannick1, Daaaaaalí2 e Le deuxième acte3), con L’accident de piano4 è la volta dei cosiddetti social.

Aiutato da una impeccabile Adèle Exarchopoulos nel ruolo della influencer insopportabile, nella prima parte del film Dupieux costruisce un personaggio emblematico per la sua plateale, manifesta e dichiarata insensibilità: al dolore fisico primariamente, e per conseguenza affettivo e morale. Il paradosso sta nel fatto che la totale insensibilità è lo strumento per suscitare stupore, sgomento e orrore negli spettatori, e ancora più paradossalmente nel renderli insensibili a loro volta. Dal punto di vista formale Dupieux per questo film sembra applicare una cura particolare, soprattutto nella luce e nei colori, dove neve, colori tendenti al blu, oggetti contundenti e l’intervista presa in una palestra vuota in cui prevalgono linee dritte e angoli netti partecipano ad una messa in scena di ricercata freddezza, come a cercare un contrasto stridente tra la sciatteria delle immagini “virali” e la ricercatezza di un film d’autore.

Ma chi è più inumano tra chi mette in scena la sofferenza e chi la guarda? Dupieux in questo sembra non avere dubbi: lo spettatore forse è un po’ troppo indulgente nello scadere dalla curiosità alla morbosità, ma il regista è ancora più orribile, e letteralmente uccide il suo spettatore. A sua unica discolpa il fatto di vivere in una società in cui la violenza e l’insensibilità dilagano, e quindi di non poter fare altro che rappresentarla. Ma lo stesso Dupieux non sembra molto convinto di questa assoluzione, e non a caso in una delle sequenze finali del film i fan di Magalie osservano il loro idolo da dietro una inferriata, come i visitatori di uno zoo accorsi a vedere una bestia feroce.

  1. Yannick, regìa di Quentin Dupieux, Francia 2023, 65′  
  2. Daaaaaalí, regìa di Quentin Dupieux, Francia 2023, 78′  
  3. Le deuxième acte, regìa di Quentin Dupieux, Francia 2024, 80′  
  4. L’accident de piano, regìa di Quentin Dupieux, Francia 2025, 88′