Il crepuscolo degli uomini

di | 20/06/2021

La popolazione dei paesi ricchi è sempre più vecchia e forse è tempo di riflettere su quello che diceva Rita Levi Montalcini: invece di aggiungere giorni alla vita, bisognerebbe aggiungere vita ai giorniAnthony Hopkins in una scena di The FatherAl suo esordio cinematografico Zeller non smentisce la sua vocazione di scrittore per il teatro e traspone la sua stesse pièce in un Kammerspiel, come da prassi diviso in tre parti, con due soli ambienti e pochissimi personaggi. Ma già dai primi minuti si inutuisce che sia lo spazio che il tempo sono molto relativi: in una continua alternanza tra la visione esterna, teoricamente oggettiva, e quella interna di Anthony che perde la memoria e la percezione della realtà, ben presto tutto implode: nel tentativo disperato di dare un senso a quello che non può più avere un senso in mancanza di relazioni causa-effetto, l’unica via d’uscita è accettare e alimentare il delirio. Il problema è che quella che sembra una via di uscita non porta da nessuna parte, se non al punto di partenza. E coerentemente il finale ci mostra un Anthony tornato bambino, aggrappato agli unici pochi, intensi ricordi che ancora gli sono concessi, i rami di quell’albero che sta perdendo tutte le sue foglie.

Zeller approfitta di ogni occasione per aumentare il contrasto tra la luce calda degli ambienti accoglienti in cui vive Anthony, e la raggelante angoscia di una persona che ha perso il contatto con la realtà, che non sa più come interpretarla e che sa che eventi inaspettati e illogici possono verificarsi da un momento all’altro. Gli innumerevoli oggetti che adornano l’appartamento, i tanti colori e gli intensi chiaroscuri delle luci preparano il precipitarsi degli eventi che avviene in tre fasi, ognuna ben caratterizzata da ambientazioni ed avvenimenti peculiari. E probabilmente Zeller ha voluto comunque fare la sua versione cinematografica (Le père era stato già portato sul grande schermo nel 2015 da Philippe Le Guay1) per vedere di persona che effetto fa filmare qualcuno, come Anthony, che per sopravvivere psicologicamente è costretto letteralmente a farsi il suo film, e a viverci dentro.

  1. Florida (tit. or.: Floride), diretto da Philippe Le Guay, Ciné@, F Comme Film, Francia 2015, 110′  

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