Un altro amore impossibile dopo Call Me with Your Name, stavolta con un epilogo decisamente più estremo

Taylor Russel e Timothée Chalamet in una scena di Bones and All di Luca Guadagnino
Dopo Sorrentino e Virzì, Guadagnino è il terzo regista italiano che in pochi anni si imbarca per gli Stati Uniti per girare un film on the road. E dopo il remake di Suspiria, Guadagnino sembra aver preso gusto nel genere horror anche se ovviamente lo fa a modo suo, dando ai personaggi uno spessore che di solito non si trova in film di questo genere.
Certo, questi cannibali sono tutti un po’ malinconici ma non sono una massa informe come un’orda di zombies putrefatti e barcollanti o un gruppo di vampiri pallidi ed emaciati o di extraterrestri dallo sguardo freddo e inquietante. Ognuno ha una sua storia e un suo carattere, e non sono neanche tanto solidali l’uno con l’altro.
Al centro di questa storia, dal libro omonimo di Camille DeAngelis, ancora una volta un amore impossibile. Stavolta però il tabù è proprio indicibile non tanto e non solo per il raccapriccio che provoca un atto così estremo ma al contrario per i significati che porta dentro: l’amore visto all’estremo come atto di possesso totale, non solo affettivo e psicologico ma anche fisico. E l’aspetto più inquietante è la tenerezza tra i due amanti che si svolge per tutta la durata del film, per cui gli eventi finali sono l’unico epilogo possibile. Un’altra scena in cui il contrasto estremo tra tenerezza e violenza cieca è quella in cui Maren va a trovare la madre, spettro fin troppo reale per poterne sostenere la vista.
Guadagnino ancora una volta costruisce una struttura apparentemente neutra nel quale inserire i fatti sconcertanti e i personaggi disturbanti di una storia che potrebbe essere uscita dalla peggiore cronaca nera: ci tiene quindi a indicare luoghi e date e a riempire ogni scena di numerosi oggetti e dettagli con il risultato di aumentare questo senso di realtà.
