Giornate di salutari escursioni tra stili, tematiche e estetiche radicalmente differenti

Una immagine di Holy Electricity di Tato Kotetishvili.
Nel concorso internazionale Fogo do vento1 di Marta Mateus è un film sospeso tra la terra e il cielo, il sudore e il sangue dei diseredati dei campi e le nuvole e i sogni. I traumi ancora vivi e dolorosi della guerra civile libanese in Green Line2 di Sylvie Ballyot, che ritorna nei luoghi della sua infanzia per chiedere conto ai combattenti di tutti i fronti. Sogni e realtà di migranti in uno dei luoghi simbolo della ricchezza più ostentata: Cent mille milliards3 di Virgil Vernier segue due giovani “extracomunitari” tra le vie lussuose e gli appartamenti principeschi di Monaco. Secondo capitolo della trilogia di WANG Bing sulle rovine sociali del capitalismo autoritario cinese: Qing chun (Ku)4, nonostante le sue quasi quattro ore, scorre quasi come la giovinezza dei suoi protagonisti che inanellano giornate di lavoro in capannoni anonimi mentre la vita intorno a loro scorre indifferente. Ancora una trilogia, stavolta nella benestante Svizzera dei fratelli Zürcher che in Der Spatz im Kamin5 affondano nel malessere di famiglie tutt’altro che pacificate, con reminiscenze bergmaniane.
Nel concorso cineasti del presentela conferma del buono stato di salute del cinema georgiano in Holy Electricity6 di Tato Kotetishvili, che segue con ironia e tatto i tentativi di zio e nipote di entrare nel business della fede. La dignità ed il coraggio di fronte alla perdurante segregazione delle popolazioni di colore della Guiana francese in Kouté vwa7 di Maxime Jean-Baptiste, dove si incrociano le voci di tre generazioni per portare avanti la lotta per l’emancipazione. Un film che speriamo riesca a oltrepassare il ristretto circuito dei festival: Adele Tulli in Real8 riesce il non facile compito di utilizzare in modo non banale forme, estetiche e contenuti dei tanti mondi virtuali in cui sempre più persone passano sempre più tempo. Non si sa se ridere o piangere di fronte alle vicende come minimo assurde che vivono i vari protagonisti di FOUL EVIL DEEDS9 di Richard Hunter, ritratti surreali di vite fin troppo reali. Tributo ormai dovuto di ogni festival che si rispetti all’emergenza ambientale, Lucie Prost in Fario10 dà voce alle popolazioni rurali che continuano a pagare il prezzo di politiche industriali a cui ormai non sembra credere più nessuno..
- Fogo do vento, regìa di Marta Mateus, Portogallo/Svizzera/Francia 2024, 72′
- Green Line, regìa di Sylvie Ballyot, Francia/Libano/Qatar 2024, 150′
- Cent mille milliards, regìa di Virgil Vernier, Francia 2024, 77′
- Qing chun (Ku), regìa di WANG Bing, Francia/Lussemburgo/Olanda 2024, 227′
- Der Spatz im Kamin, regìa di Ramon Zürcher, Svizzera 2024, 117′
- Holy Electricity, regìa di Tato Kotetishvili, Georgia/Olanda 2024, 95′
- Kouté vwa, Listen to the Voices, regìa di Maxime Jean-Baptiste, Belgio/Francia/Guiana Francese 2024, 77′
- Real, regìa di Adele Tulli, Italia/Francia 2024, 83′
- FOUL EVIL DEEDS, regìa di Richard Hunter, Regno Unito 2024, 108′
- Fario, regìa di Lucie Prost, Francia 2024, 90′
