Mettere in scena la propria morte per esorcizzarla

Julianne Moore e Tilda Swinton in una scena di The Room Next Door di Pedro Almodóvar.
Decisamente passati i tempi della spensieratezza surreale, Almodóvar continua il suo percorso di catarsi della vecchiaia e dell’avvicinarsi della morte. Forse per prendere comunque un po’ di distanza dal tema decisamente difficile, si sposta negli Stati Uniti, adatta il romanzo What Are You Going Through1 di Sigrid Nunez e affida il ruolo della persona dai giorni contati all’attrice che forse più di qualunque altra è al tempo stesso emblema della freddezza e distacco, ma anche del calore umano: Tilda Swinton. Al suo fianco l’attrice che invece è molto vicina ai personaggi combattuti di tanti film di Almodóvar, Julianne Moore.
In The Room Next Door2 visivamente tutti gli elementi dell’estetica di Almodóvar sono ancora lì: Ingrid, alla notizia dell’ineluttabilità del morbo che affligge la sua amica di vecchia data Martha, accorre a visitarla dopo molti anni che si erano perse di vista, per ritrovarsi in un appartamento in cui i colori sgragianti tipici di tanti film della giovinezza hanno fatto posto a toni più pastello, e le forme piuttosto a figure arrotondate, gli angoli netti riservati ai libri ed ai quadri; mentre la vista spettacolare sui grattacieli della città è addolcita da una inaspettata nevicata, con un effetto di movimento verso l’alto, come se Martha si vedesse già in paradiso. E l’architettura domina anche nella villetta in mezzo al bosco nel quale le due amiche si installeranno per mettere in atto l’eutanasia: questa volta le forme geometriche dominano il paesaggio, giusto controbilanciate dalle forme sinuose della vegetazione che circonda la villetta.
E come tanti film di Almodóvar anche qui i dialoghi sono onnipresenti, con tanti racconti di vita passata che quindi rendono ancora più struggenti e drammatici i momenti di silenzio in cui Ingrid si chiede se la sua amica è ancora viva o no. La narrazione è appena alleggerita da due momenti più leggeri, anche se su toni opposti: prima Ingrid incontra Damian, un tempo amante (in tempi diversi) di entrambe le donne, personaggio quasi caricaturale; e poi Michelle, la figlia di Martha in conflitto con sua madre a causa della relazione interrotta con suo padre, interpretata dalla stessa Tilda Swinton.
