Una toccante e affascinante riflessione sul cinema, la magia, l’immaginazione senza età, un bel film che conferma l’ottimo stato di salute del cinema latinoamericano

Una immagine di El Diablo Fuma (y guarda las cabezas de los cerillos quemados en la misma caja) di Ernesto Martínez Bucio.
Se c’è un paese in cui meglio di qualunque altro la magia sembra far parte della vita quotidiana il Messico, almeno per noi occidentali, è probabilmente al primo posto. Tra i registi che, sempre per noi occidentali, hanno contribuito alla conoscenza di una cultura molto impregnata di esoterismo il più conosciuto è senza dubbio Alejandro Jodorowski, ma anche cineasti attuali come Alfonso Cuarón o Alejandro Iñárritu non lesinano allusioni al soprannaturale, soprattutto quando si tratta di storie ambientate in Messico.
El Diablo Fuma (y guarda las cabezas de los cerillos quemados en la misma caja)1, per ora uno dei migliori film visti alla Berlinale, nella sezione Perspectives, è solo apparentemente la storia di una famiglia decisamente disfunzionale, ma soprattutto una riflessioni sul cinema e l’immaginazione come strumento per esorcizzare paure, traumi, e costruire vite alternative.
Protagonisti cinque fratelli e sorelle tra i 7 e i 14 anni, la distinzione tra bene e male è già molto relativizzata: la visita del papa si alterna senza vere distinzioni alle evocazioni del diavolo. Mentre il frequente ricorso alle immagini registrate su una videocamera e riportate indietro, in un tempo in cui la famiglia era ancora felice, è un modo molto efficace e poeticamente potente di vedere il cinema come una autentica macchina del tempo. E a proposito di tempo, o meglio di età, Bucio ci inganna sin dall’inizio nel farci credere che le mani che disegnano e ricompongono le foto della famiglia un tempo felice su un foglio di carta non sono quelle di uno dei bambini ma della nonna, annullando così qualunque distinzione di età e di maturità emotiva. Infine la visita degli assistenti sociali, un autentico casting in cui i bambini devono recitare una sceneggiatura, peraltro in modo molto maldestro ma forse proprio per questo ancora più credibile.
