Alla ricerca della libertà nel soggiorno di casa, e nella caverna di Alì Babà

di | 22/02/2024

Il coraggio delle cineaste iraniane in prima linea per i diritti delle donne (e dei maschietti)

Mohammad Aghebati e Amirhossein Hosseini in una scena di Khamyazeye bozorg di Aliyar Rasti.

Mohammad Aghebati e Amirhossein Hosseini in una scena di Khamyazeye bozorg di Aliyar Rasti.

Da un paese come l’Iran, oppresso da uno delle teocrazie più violente ed tiranniche, ci si aspetta sempre di vedere film che trattano della violenza del regime in maniera chiara e veemente, soprattutto quando i cineasti che osano violare le strette norme della censura rischiano il carcere, l’esilio o la vita stessa. Per cui ci si trova un po’ disorientati di fronte a un film come Keyke mahboobe man1 che, pur protestando chiaramente contro le restrizioni alle libertà più elementari, si concentra su una vicenda privata: le vicissitudini sentimentali di una donna in cerca di amore. Il film è quindi costruito su un senso continuo e inquietante di controllo, da parte delle autorità e soprattutto dei vicini, possibili delatori, dove l’appartamento di Mahin, con i suoi colori e le sue luci calde, rappresenta un porto sicuro (a patto di non fare troppo rumore) e accogliente. Sempre in Iran ma tutt’altra atmosfera, e tema, invece in Khamyazeye bozorg2 di Aliyar Rasti, presentato nella sezione Encounters: Beitollah è un uomo di mezza età che cerca un tesoro apparsogli in sogno. Qui il contrasto è piuttosto tra la squallida atmosfera di una città anonima e un peregrinare nella natura misteriosa, ma il tesoro tanto agognato è una chiara metafora della libertà. Sempre in Encounters Matt and Mara3 di Kazik Radwanski, una commedia dolce/amara sulle occasioni perdute.

Nella sezione Forum La piel en primavera4 di Yennifer Uribe Alzate segue le vicissitudini di una giovane donna, Sandra, con un tono lieve di scoperta delle cose semplici, ma non necessariamente facili da gestire, della vita. La tragedia della persecuzione degli ebrei nell’Europa durante la seconda guerra mondiale in Săptămâna Mare5 (settimana santa in rumeno) di Andrei Cohn, in cui la festa religiosa più importante dei cristiani diventa il pretesto per sacrificare una famiglia innocente. Di che riflettere di questi tempi di recrudescenza del conflitto in Medio Oriente…

  1. My Favourite Cake, regìa di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, Iran-Francia-Svezia-Germania 2024, 97′  
  2. The Great Yawn of History, regìa di Aliyar Rasti, Iran 2024, 93′  
  3. Matt and Mara, regìa di Kazik Radwanski, Canada 2024, 80′  
  4. La piel en primavera, regìa di Yennifer Uribe Alzate, Colombia/Cile 2024, 100′  
  5. Săptămâna Mare, regìa di Andrei Cohn, Romania/Svezia 2024, 133′