Dormi, impiegato: va tutto bene

di | 05/09/2022

Come le droghe psichedeliche nel ’68, oggi sono internet e i suoi algoritmi a dare accesso ai paradisi artificiali: che però assomigliano più ad un inferno

Florence Pugh in una scena di Don't Worry Darling di Olivia Wilde.

Florence Pugh in una scena di Don’t Worry Darling di Olivia Wilde.

Sembra proprio che i nostri tempi non siano per niente adatti a trasmettere una sensazione di sicurezza, tranquillità e fiducia negli altri. In questa variante di Matrix in cui però i ruoli sono invertiti, il mondo attuale è fin troppo sporco, materialmente e metaforicamente, per incutere fiducia. Meglio allora gli anni cinquanta del secolo passato, con le loro illusioni di un’epoca di benessere e prosperità per tutti. Purché si seguissero determinate regole, come la caccia alle streghe del senatore McCarty ci ricorda fin troppo bene: il quartiere perfetto, la casa ideale, i vicini premurosi, ma il problema è proprio che tutto è troppo perfetto, e quindi succederà presto qualcosa di terrificante. È un’estetica che permette di trasmettere molto bene una sensazione di claustrofobia, perfino negli spazi aperti, anche se la Wilde preferisce i luoghi chiusi, per far risaltare il senso di persecuzione. Tutto per dare una rappresentazione, non proprio idilliaca, degli spazi cibernetici e delle cose terribili che vi possono avvenire.

In quest’epoca di profili più o meno veritieri quello che conta è crederci: per questo la sequenza della cerimonia di promozione è un’autentica farsa, ed è forse quella in cui tutti sembrano recitare, anche qui materialmente e metaforicamente, in maniera più convinta che in tutto il resto del film.

L’elemento però più importante di tutta la messa in scena è il parallelismo tra internet, algoritmi e psicofarmaci, sostanze psicotrope, diciamo pure stupefacenti. Anche in Matrix c’era una pillola, che però serviva solamente per discernere tra realtà e virtuale. Qui invece si dice chiaramente che internet e i suoi derivati sono proprio una droga.