La Russia alla fine del mondo

di | 10/02/2015

Splendide immagini di una catastrofe imminente nel nuovo film di Aleksey German jr.

Una scena di "Under Electric Clouds"

Una scena di “Under Electric Clouds”

Aleksey German aveva cominciato la lavorazione di questo film già nel 2011 ma alla morte del padre, il regista Aleksey German sr., aveva deciso di prendersi una pausa per terminarne il film postumo “Hard to Be a God”. Forse anche questa interruzione forzata ha contribuito a rendere ancora più complessa la struttura di un film già estremamente ricco di simboli, metafore, riferimenti, temi ricorrenti come quello del sangue. Una ricchezza forse eccessiva, ma la bellezza delle immagini induce a lasciarsi andare alla contemplazione e alla compassione per le vicende ed i personaggi.

Il film si apre con una citazione da Cézanne sulla relazione tra arte e natura. E molteplici sono le allusioni e le reminiscenze a tanto cinema russo contemporaneo e del passato, soprattutto il Tarkovsky di “Stalker”. Il film si articola in otto capitoli, ognuno incentrato su un differente personaggio, organizzati in un racconto circolare. Numerosi i simboli della crisi (economica e morale): il grattacielo incompiuto da abbattere; lo sfoggio di cultura e cosmopolitanismo che non porta alcun beneficio a nessuno dei personaggi; l’ambiguità di un paesaggio urbano e al tempo stesso selvatico, o una spiaggia sotto la neve nella luce incerta del crepuscolo; sul piano formale, la recitazione disincantata, peraltro caratteristica di molto cinema dell’Europa dell’est, metafora dell’accettazione fatalista del destino, dilemma dell’inutilità di poter cambiare oggi il futuro visto che tutto è ciclico, ma il presente è l’unica cosa che abbiamo.

Significativamente ambientato nel 2017, cento anni dopo la rivoluzione comunista in Russia, annuncia la chiusura di un ciclo, mentre la cultura e la storia sono diventati oggetti incomprensibili.