Le vie impenetrabili della giovinezza

di | 27/03/2026

Coquille d’or a San Sebastian, Los domingos conferma il talento della regista Alauda Ruiz de Azúa e della giovanissima protagonista Bianca Soroa. Lo smarrimento degli adulti di fronte ad una scelta radicale di separazione dal mondo

Bianca Soroa, a destra in abiti civili, nel ruolo di Ainara.

Bianca Soroa, a destra in abiti civili, nel ruolo di Ainara.

È quantomeno ironico che, a discapito delle intenzioni dei fratelli Lumière che consideravano il cinematografo uno strumento di indagine scientifica, accanto ai film comici, di trucchi o di puro intrattenimento le pellicole di maggior successo dei primi anni del Novecento fossero di carattere religioso, incentrate in particolare sulla vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Le insondabili ragioni della fede sono state poi esplorate innumerevoli volte, in chiave fideistica, o all’opposto ateistica, passando per i peplum, i musical hollywoodiani e le rivisitazioni post-contestazione. Ed il tema continua ancora a riscuotere un notevole interesse: uno degli ultimi nella serie è Los domingos1 di Alauda Ruiz de Azúa, regista qui anche sceneggiatrice, con al suo attivo già alcuni lungometraggi di cui alcuni vincitori di premi prestigiosi.

Ainara, studentessa di 17 anni alla vigilia della maturità e di quello che si annuncia un brillante percorso universitario, annuncia a famiglia ed amici di volersi ritirare in un convento. E se la maggior parte delle persone del suo entourage non prendono una posizione netta, probabilmente presi alla sprovvista dalla sicurezza della ragazzina, è la zia Maite, donna emancipata e atea, a cercare di distoglierla da quella che le sembra una scelta non sufficientemente meditata, se non addirittura indotta da pratiche di circonvenzione. Ma nonostante questa forte polarizzazione tra zia e nipote, a livello narrativo il film attenua piuttosto il conflitto con una serie di personaggi per lo più indecisi riguardo all’atteggiamento da tenere, ed eventi, come la fugace storia d’amore di Ainara per un suo coetaneo, che inducono lo spettatore a sospendere il giudizio. Il contrasto tra razionale e irrazionale, il conflitto nella scelta tra seguire l’esperienza mistica di una vocazione e fare invece esperienza concreta della vita, infine il cercare di dare un nome ed un senso a tutto ciò che si rivela invece indefinibile, innominabile e sembra continuamente sfuggire si gioca piuttosto a livello visivo, con un attento lavoro sulla luce, sulle inquadrature, sulla disposizione dei personaggi e degli oggetti. Un approccio di certo memore di tanta pittura sacra dove le geometrie seguono regole precise…

La regista non sembra tuttavia voler imporre un suo giudizio sugli eventi, ma ne mette giustamente in evidenza gli aspetti più problematici, che impongono delle domande. Intanto il film comincia con un rito: Ainara e le sue amiche che fumano, bevono ed ascoltano musica pop di nascosto dalle monache durante una residenza nel convento. Un rito quindi non solo banalmente profano ma pagano, di passaggio dall’infanzia all’età adulta, con luci soffuse, musiche ritmiche, fumo e bevande alcooliche. Una ambiguità tra sacro e profano che ritorna in un parallelo tra una serata in discoteca e le prove del coro religioso. Poi il contrasto netto tra la calma angelica della protagonista e delle monache, e l’agitazione di Maite, che agli argomenti per lei irricevibili della verità di fede non può opporre che l’importanza di vivere nel mondo, anch’esso tuttavia fatto di credenze, promesse non mantenute, tradimenti. Tra un matrimonio in crisi e lo choc sulle modalità con cui il fratello ha gestito l’eredità della madre, sorge legittimo il dubbio che l’insistenza con cui Maite mette in guardia Ainara da eventuali seduttori non sia la presa di coscienza dei tradimenti di cui lei stessa si sente vittima.

Ed infine Ainara, interpretata da una straordinaria Bianca Soroa: quasi sempre illuminata di una luce mistica, una icona rinascimentale, una madonna che sembra planare invece di abitare questo mondo terreno. Spesso separata da amici e parenti, quindi dal mondo, da una inferriata o da porte chiuse, Ainara è spesso sormontata da un Crocifisso, alla volta entità protettrice e simbolo dell’inevitabilità del suo destino. Ed infine la sequenza del funerale della nonna, in cui Ainara si lascia letteralmente rapire dall’emozione e rende la rivelazione concreta con un pianto alla volta intrattenibile e liberatorio.

  1. Los domingos, regìa di Alauda Ruiz de Azúa, Spagna 2025, 116′