La fine di una relazione e come raccontarla. Nota su Storia di un matrimonio

di | 07/06/2020

In fin dei conti le parole sono sempre quelle.
Anzi, i comportamenti sono sempre quelli.
E come sempre, ragionare in termini di giusto o sbagliato è del tutto inutile.


Ho sempre pensato che fra le cose più impegnative che il cinema possa raccontare vi sia la fine dei matrimoni o delle relazioni sentimentali e familiari, in generale. Argomenti fra i più trattati, forse proprio per questo si trovano sempre in un campo minato di retorica e sentimentalismi capaci di far saltare per aria le migliori performance attoriali e le buone intenzioni dei più motivati sceneggiatori.
E poi sì: l’incipit di Anna Karenina (“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”) vale fino ad un certo punto, perché la fine di ogni relazione coniugale e familiare ha sempre dei tratti in comune con altre migliaia di epiloghi: recriminazioni, sacrifici non compresi, mancanza di empatia, tradimenti, senso di colpa e altro.

In sintesi: gli argomenti sono quelli ed il rischio di trattarli male è molto alto.

 

Essere spietati

Storia di un matrimonio si sottrae ai pericoli della narrazione attraverso l’unico modo possibile: attraverso la spietatezza nei confronti dei protagonisti del film.

L’indulgenza nei confronti dei personaggi tende ad appiattire i racconti, quasi sempre. A meno che non si parli di “generi” la cui codifica richieda esplicitamente una certa semplificazione. Vedi l’Epica o i cinecomics dell’universo Marvel, casi in cui l’eroe o l’eroina sono per forza di cose belli, bravi, forti e intelligenti.
Essere spietati nei confronti di un personaggio di finzione significa invece non attribuirgli né tutte le ragioni o giustificazioni di questo mondo né tutti i torti; significa mettere lo spettatore in condizione di valutarne pensieri e azioni senza dovergli per forza attribuire un carattere monolitico.

Nel nostro caso, il lavoro di sceneggiatori, regista attori e troupe è tutto orientato a non fare sconti: i protagonisti Nicole (Scarlett Johansson) e Charlie (Adam Driver), sono due personaggi discutibili nel loro modo di agire, comprensibili ma non sempre perdonabili nel loro modo di pensare. Si comportano sia da stronzi sia da persone assennate, a seconda delle situazioni.

Il film non dà ragione né torto a nessuno ed è abilissimo nell’impedire allo spettatore di simpatizzare con l’una o l’altra parte in causa. E contemporaneamente, lo svolgimento della storia ci permette di entrare in contatto con i protagonisti nel miglior dei modi: comprendendoli costantemente senza necessariamente assolverli.

Giusto e sbagliato, pensateci, sono categorie spesso sopravvalutate.
Se tutti le lasciassimo perdere e valutassimo le nostre relazioni in base semplicemente ai nostri bisogni e ai bisogni di chi ci accompagna lungo la strada, sarebbe tutto più semplice. O forse no…

Essere il cattivo della situazione

Però.
Però, in qualunque storia di conflitto che si rispetti, occorre prendersela con qualcuno.
Ci deve pur essere qualcuno a cui affidare il compito di starci sulle scatole.
E se si parla di una storia di separazione e di divorzio, sappiamo già che c’è un ampio numero di probabilità che tale compito sia delegato agli avvocati.

Eppure, nemmeno in questo caso si riesce a condannare Nora Fanshaw (Laura Dern, vincitrice per la sua interpretazione dell’Oscar come miglior attrice non protagonista) e Jay Marotta (Ray Liotta).
A loro il film pare riservare un trattamento antitetico rispetto a quanto riservato a Nicole e Charlie: ognuno a modo suo, i due legali sono due bestie di quelle che non vorresti mai e poi mai contro di te, ma il loro ruolo di “cattivi” della situazione serve a rappresentare un sistema. Fanshaw e Marotta sono espressione della parte più crudele delle dinamiche di coppia e a loro è affidato l’onere di fare quel che inconsciamente una parte di noi vorrebbe fare al/alla partner nel momento in cui si prende atto che una storia non andrà avanti.
Fare del male oltre che difendersi dal male che potrebbe arrivare.

Colpire prima di essere colpiti.
Infliggere dolore.
Rivendicare le proprie ragioni attraverso l’annientamento dell’altra metà.
Finiamo per farlo tutti, in una maniera o nell’altra.
Quasi mai ce ne rendiamo conto.

Va da sé che ai legali spetta anche il dovere di significare il sistema inteso come sistema sociale, nelle sue dinamiche più brutali. Soldi, affidamento dei figli e altre cose del genere. Un sistema che può arrivare a evidenti e tristissimi paradossi: per avere l’affidamento condiviso di tuo figlio, tu che vivi a New York dovrai prendere alloggio a Los Angeles e fare avanti e indietro perché a New York ci lavori. Ma per avere l’affidamento dovrai pagare il tuo avvocato, le cui parcelle ti impediranno di permetterti una casa a Los Angeles e di sostenere serenamente i costi dei tuoi frequenti viaggi.

Un film denso e girato con astuzia nella scelta delle inquadrature, da vedere anche solo per le performance degli attori e delle attrici, tutte di altissimo livello.

Note di merito

La prima nota è per l’avvocato Spitz interpretato dal bravissimo Alan Alda.
Rappresenta il volto più comprensivo e umano del sistema, e proprio per questo si rivela troppo debole per sostenerne l’urto: Charlie lo sceglierà come legale per poi trovarsi costretto a sostituirlo con lo spietato Marotta.

La seconda nota è per l’altrettanto bravissima Martha Kelly che sullo schermo interpreta Nancy Katz, l’assistente sociale che fa visita a Charlie per valutarne le caratteristiche di genitore. Pare un alieno che veda un appartamento terrestre per la prima volta. Non sappiamo se l’atteggiamento fra il catatonico e il timido sia studiato o spontaneo. Sia come sia, mette i brividi e rappresenta al meglio quella parte di burocrazia e legge che ti giudica ed eventualmente di sanziona senza nemmeno guardarti in faccia.

La scena in cui Nancy e Charlie si incontrano e interagiscono è da antologia e vale quasi tutto il film.

 

Marriage Story, sceneggiatura e regia di Noah Baumbach, USA-GB 2019, 137′.
Con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Ray Liotta, Alan Alda, Martha Kelly.

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