La montagna incantata di Sorrentino

di | 20/05/2015

Per il regista napoletano è la seconda esperienza statunitense dopo “This Must Be the Place”

Michael Caine e Harvey Keitel in "Youth"

Michael Caine e Harvey Keitel in “Youth”

C’era grande attesa per il nuovo film di Sorrentino dopo l’Oscar per “La grande bellezza”. E in effetti si tratta sotto molti aspetti di un seguito, una ulteriore elaborazione delle tematiche affrontate nel film precedente: la giovinezza come luogo in cui recuperare il tempo perduto, la paura di aver perso l’occasione, di non avere più il tempo di raggiungere la grande bellezza.

Il Jep de “La grande bellezza” si sdoppia in due artisti alla soglia degli ottanta anni: Fred (Michael Caine), un compositore e direttore d’orchestra che deve resistere alle moleste avances di un inviato della regina d’Inghilterra affinché ritorni sul podio per dirigere le sue composizioni più famose, significativamente intitolate “Simple Songs” (alla lettera “Canzoni semplici”); e Mick (Harvey Keitel), un regista alle prese con un nuovo film, aiutato da un gruppo di giovani appena diplomati. L’ambientazione è quella di un quieto e lussuoso albergo, con annesse terme, sulle Alpi svizzere. Fred deve anche gestire il suo rapporto con la figlia Leda (Rachel Weisz), da poco lasciata dal suo fidanzato storico. A fare da contorno una serie di personaggi a dir poco stravaganti come il calciatore obeso che si esibisce in un palleggio acrobatico con una palla da tennis, come a dire che il talento o ce l’hai o non ce l’hai ma comunque ti devi allenare; o l’attore (Paul Dano) che cerca di liberarsi dell’ingombrante successo in un blockbuster di fantascienza trasformandosi in Hitler.

Sorrentino questa volta ricorre a ritmi meno frenetici, non solo nelle vicende ma anche nei movimenti di macchina, confermando grande padronanza e gusto (ma “Le conseguenze dell’amore” e “L’amico di famiglia”, solo per fare due esempi, lo avevano dimostrato ampiamente) anche con le inquadrature fisse. Si rifà con cambi frequenti e improvvisi di luci e ambientazioni “fantastiche” come piazza San Marco a Venezia sommersa dall’acqua. Michael Caine ha qui la stessa maschera impassibile e imperscrutabile di Toni Servillo, forse un po’ meno cinica. E sull’ecletticità di questo regista è da manuale la sequenza del videoclip con Paloma Faith (che interpreta se stessa) ci fa intravedere come la cultura popolare potrebbe tornare ad essere bella e innovativa se andasse fino in fondo nella sua estetica kitsch.