La singolare condizione dell’uomo tra razionalità e insondabile avventatezza

Una immagine di Little, Big, and Far di Jem Cohen.
Guardare il cielo per comprendere meglio la terra. Tra l’infinitamente grande, e lontano, del cosmo e l’infinitamente piccolo delle particelle elementari, in Little, Big, and Far1 di Jem Cohen il posto dell’uomo nell’universo non è solo una questione matematica, di ordini di grandezza, ma anche, e soprattutto, di ordine morale. Tra le luci soffuse di un laboratorio di biologia e quelle del museo di astronomia dove lavora Karl, tutto induce alla riflessione e alla riconsiderazione dell’utilità e dell’efficacia della ricerca scientifica, ma non è abbastanza perché presto la nostra guida sente il bisogno di un luogo sperduto dove la luce artificiale è inesistente, per riconnettersi al cielo stellato. È il ricorrente dilemma del cosiddetto progresso: da un lato il bisogno innato di soddisfare la curiosità, di andare oltre, dall’altro la presa di coscienza che ogni avanzamento si trasforma quasi sempre in un nuovo problema da risolvere: sociale, economico, ambientale. Le luci di una città possono essere benissimo delle stelle, come peraltro dice il nipote di Karl quando vede la terra di notte da un aereo, e pensa di trovarsi oltre le stelle.
L’astronomo Karl ha qualcosa di ieratico nel suo aspetto: non si tratta solo dell’età avanzata, ma il modo di parlare o semplicemente di muoversi ne fanno un personaggio da mito arcaico piuttosto che uno scienziato. Poche sono le immagini che mostrano strumenti di ricerca scientifica all’avanguardia, a vantaggio di qualche carrellata sulle suggestive bacheche d’altri tempi nella penombra del museo di astronomia, e soprattutto dei paesaggi naturali nei quali Karl si aggira alla ricerca di un cielo terso e privo di inquinamento luminoso. Un oceano lo divide dalla moglie, scienziata anche lei anche se in un ambito completamente diverso, e la solitudine dell’isola greca nella quale finalmente trova il suo posto di osservazione ideale è perfetto, al limite dell’abusato, per riflettere sul senso della propria esistenza e sul destino dell’esistenza dell’umanità.
