Soprattutto ritratti di giovani artisti, adolescenti alle prese con la guerra o con la perdita di persone care nella selezione ufficiale dei lungometraggi al festival di Annecy

Una scena di Art College 1994 di Jian Liu.
Jian Liu oltre ad essere un autore di film d’animazione è anche un pittore ed è facile immaginare che in questo Art College 19941 abbia inserito elementi autobiografici: siamo agli inizi della svolta politica del dopo Deng, e la turbolenza degli eventi si riflette nella tipica turbolenza di un gruppo di giovani artisti alle prese con i loro dilemmi artistici, affettivi, politici. In una parola: esistenziali. A differenza che nel precedente Have a Nice Day2, qui l’animazione è ridotta al minimo necessario, chiaro riferimento all’universo pittorico della maggior parte dei protagonisti, e necessario contraltare al tumulto delle emozioni che non solo non deve necessariamente esprimersi attraverso ritmi essi stessi tumultuosi, ma che al contrario deve essere rappresentato attraverso stralci di conversazioni, di paesaggi, di volti interdetti.
Apparentemente un film “facile”, per famiglie, Linda veut du poulet!3, coproduzione Italia-Francia per la regìa di Chiara Malta e Sébastien Laudenbach, osa già nella sceneggiatura con un evento traumatico che avviene a pochi minuti dall’inizio; mentre nel susseguirsi tumultuoso degli eventi molto belle le citazioni al cinema di Tati. Sul piano visivo, su sfondi essenziali ogni personaggio ha un suo colore, come un leit motif per una volta grafico invece che sonoro.
La sequenza iniziale di La Sirène4 sintetizza tutto il film: l’animo irrequieto di un adolescente alle prese con il suo divenire adulto, il presagio delle violenze che ne segneranno l’esistenza, la possibilità di una via di fuga. Frustrazione e speranza, realtà e sogno si alternano con fluidità, le tonalità pastello dei colori danno un tocco di esotismo e sospensione nel tempo.
Echi di Hayao Miyazaki e Makoto Shinkai in Lonely Castle in the Mirror5, dove non mancano tutti gli elementi del doppio e del magico: specchi come porte che permettono il passaggio a luoghi e tempi lontanissimi, castelli giocattolo che diventano luoghi reali, maschere e enigmi apparentemente insolubili. Keiichi Hara indulge in un’estetica televisiva con l’effetto di spiazzare ulteriormente lo spettatore…
A dimostrazione che il cinema di animazione è forse l’unico settore della produzione audiovisiva a godere sempre di ottima salute la sezione dedicata ai film di fine corso offre autentiche perle di creatività e competenza tecnica: in Pipes6 esploriamo insieme all’inconsapevole protagonista il mondo delle identità e preferenze sessuali in uno scenario al tempo stesso essenziale e fragoroso, in Ressources humaines7 si indulge ancora in un gioco di parole per smascherare l’ipocrisia di tecniche di selezione del personale e portarle alle estreme conseguenze, un ottimo lavoro sugli oggetti animati, le luci, i movimenti di macchina.
- Art College 1994, regìa di Jian Liu, Cina 2023, 118’
- Have a Nice Day, regìa di Jian Liu, Cina 2017, 75’
- Linda veut du poulet!, regìa di Chiara Malta e Sébastien Laudenbach, Italia-Francia 2023, 73′
- La Sirène, regìa di Sepideh Farsi, Germania-Belgio-Francia-Lussemburgo 2023, 100’
- Lonely Castle in the Mirror, regìa di Keiichi Hara, Giappone 2022, 116’
- Pipes, regìa di Jessica Meier, Sujanth Ravichandran, Kilian Feusi, Svizzera 2022, 4’02’’
- Ressources humaines, regìa di Titouan Tillier, Trinidad Plass, Isaac Wenzek, Francia 2023, 3’29’’
