Il nuovo cinema somalo, nel villaggio chiamato “Paradiso”

di | 12/05/2025

Attori non professionisti ed una estetica quasi neorealista nel primo lungometraggio di Mo Harawe

Ahmed Ali Farah e Ahmed Mohamud Saleban in una scena di The Village Next to Paradise di Mo Harawe.

Ahmed Ali Farah e Ahmed Mohamud Saleban in una scena di The Village Next to Paradise di Mo Harawe.

In un piccolo villagio chiamato Paradiso, nel cuore del deserto somalo, Mamagarde, padre celibe, passa da un lavoro precario all’altro per cercare di dare a suo figlio Cigaal una vita migliore. Nella loro capanna di fortuna li raggiunge Araweelo, la sorella di Mamagarde, che ha appena divorziato e vorrebbe aprire un laboratorio di cucito. E nonostante la guerra civile sullo sfondo, i bombardamenti che arrivano da non si sa dove e catastrofi ambientali, la famiglia cerca di arrangiarsi serenamente vivendo alla giornata. The Village Next to Paradise1 è il primo film somalo ad essere stato selezionato a Cannes nella sezione Un certain regard, e la maggior parte del cast è costituita da attori non professionisti.

Si tratta di un viaggio, o meglio del viaggiare stesso: non si sa bene, ma si può intuire, da dove vengono i protagonisti ed a che cosa aspirano, nelle due ore del film li seguiamo nelle loro peregrinazioni per risolvere problemi molto concreti e dilemmi esistenziali più astratti ma non meno urgenti. Cambiano gli ambienti e le situazioni, i personaggi rimangono al centro delle immagini, in cui la composizione ed il montaggio danno alle vicende, spesso di vita quotidiana ma a volte di cruda rudezza, un tono austero, mitico, letterario.

Si tratta infine di un racconto corale, dove l’elemento principale per la sopravvivenza, non solo fisica ma soprattutto morale, sta nel mantenere viva la speranza, contro tutto e contro tutti: Harawe riesce nel difficile compito di restare fedele al racconto delle vicende intime dei protagonisti e al tempo stesso di inquadrarle in una vicenda collettiva. E l’altra scommessa vinta riguarda il modo di rappresentare i vincoli di affetto e amore che sono poi l’unico mezzo per sopravvivere in una situazione così estrema: un uomo “ragazzo padre” ed una donna divorziata in una società tradizionalista e conservatrice, uno sguardo coraggioso alla diversità ed al guardare oltre le convenzioni.

  1. The Village Next to Paradise, regìa di Mo Harawe, Austria-Francia-Somalia 2024, 132′