Colonne sonore

di | 22/06/2017

La stagione appena conclusa ha visto l’uscita di molti film dedicati ad un genere musicale o ad un musicista

Una immagine di "Elektro Moskva"

Una immagine di “Elektro Moskva”

In un articolo recente abbiamo discusso del ruolo della musica nel cinema. È vero che in molti deplorevoli casi la musica sembra più un mezzo per dare forza ad immagini altrimenti poco significative piuttosto che, come nel lavoro di Kubrick o, più recentemente, di Sorrentino, ad estenderne e a sublimarne il senso. Probabilmente l’approccio più corretto consiste nell’invertire i termini della questione: se il cinema utilizza strumenti propri della letteratura, del teatro, delle arti visive, ci si può chiedere quale contributo specifico possa dare alla musica.

Tra i tanti film di argomento musicale distribuiti negli ultimi mesi, “Elektro Moskva”, di Elena Tikhonova e Dominik Spritzendorfer, comincia con la visione di cavi elettrici visti da un osservatore in movimento su un treno, sintesi dei due strumenti che secondo Lenin avrebbero portato alla realizzazione del comunismo: l’emancipazione e l’unità del proletariato attraverso l’elettrificazione del paese.

Sullo stesso genere musicale, ma in tutt’altro contesto, Sue Meures realizza un documentario in cui segue le peripezie di un duo di dj iraniani alle prese con la censura di stato. A “Raving Iran” abbiamo dedicato un articolo specifico.

La techno è di nuovo al centro nel documentario “If I think of Germany at Night” di Romuald Karmakar, che da una citazione di Heinrich Heine parte in un viaggio nella scena musicale elettronica tedesca dai Tangerine Dream a oggi. Oltre ad un’attenzione particolare all’equipaggiamento elettronico dei dj che spesso fa pensare a laboratori ad alta tecnologia o ad astronavi, nel film si parla molto dell’aspetto liberatorio che assume la musica techno per molti adolescenti, ma le riprese statiche, non solo nelle interviste ma anche nelle sequenze dei concerti, e lo stesso sottofondo musicale molto (troppo) regolare e con pochissime e lente variazioni, fanno pensare piuttosto ad una aspirazione all’ordine, alla regolarità, a qualcosa di familiare e rassicurante.

Thorsten Schütte racconta il pensiero e la musica di uno degli autori più innovativi e prolifici del rock anni ’60-’70, Frank Zappa, lasciandogli campo libero: “Eat That Question: Frank Zappa in His Own Words” è una raccolta di interviste e concerti dagli esordi agli ultimi anni in cui parole e musica si alternano con molta naturalezza, a sottolineare come dietro la apparente nonchalance e l’atteggiamento spensierato se non strafottente dell’artista durante le sue esibizioni si nasconda un lavoro lungo e meticoloso.

C’era molta attesa per il documentario sull’ultima rockstar che nonostante l’età continua a violare tutte le leggi della fisica, della chimica e soprattutto della gravità: Iggy Pop. In “Gimme Danger”, Jim Jarmusch ripercorre la breve ma quanto mai intensa storia di uno dei gruppi più influenti (nonostante gli scarsi risultati di vendita) della scena rock di inizio anni ’70, gli Stooges.