La figlia di Frankenstein

di | 01/09/2023

(Ri)costruire una vita, sfidare il destino: il cinema come elisir di immortalità

Emma Stone in una scena di Poor Things di Yorgos Lanthimos.

Emma Stone in una scena di Poor Things di Yorgos Lanthimos.

Dopo il magnifico La favorita1 Lanthimos continua il suo omaggio al cinema con una versione aggiornata di Frankenstein, spingendo più a fondo il dilemma dell’identità e della personificazione. Come e ancor più che nel mito di Mary Shelley2, la manipolazione è radicale, la genesi e gli atti della creatura sono frutto non più del caso ma di un disegno preciso, la paura del diverso della storia originale qui è più subdola perché giustificata da propositi terapeutici. E il demiurgo stesso è un mostro dal volto deturpato, vittima, peraltro apparentemente senza eccessivo rancore, degli esperimenti del padre, già qui allusione a L’occhio che uccide3 di Michael Powell. Le altre citazioni di classici del cinema o per meglio dire allusioni alla storia del cinema si trovano soprattutto nell’ambientazione fantasmagorica, negli scenari sovraccarichi di oggetti, colori, strutture: come un carillon, scintillante e complesso nella sua meccanica, o una casa di bambola in cui ogni dettaglio è accuratamente riprodotto. Le forme sinuose dei costumi e dell’architettura tipici quel periodo ma anche le nubi e le tempeste marine evocano le forme anatomiche, un gioco di rimandi tra organico e inorganico, ci si direbbe quasi dentro il ventre di una balena collodiana. E a proposito di giochi, nella reciprocità dei ruoli padre e figlia giocano, ognuno seguendo le sue fantasie, lui nel suo gioco di smontare e rimontare corpi umani, lei scoprendo ogni giorno un mondo nuovo e entusiasmante, danno libero sfogo allo spirito artistico del bambino, la beata incoscienza dell’artista che pone il limite ogni volta più in là.

Lanthimos ambienta Poor Things4 tra fine ottocento e primi novecento, proprio la stessa epoca delle origini del cinema, epoca in cui l’aspetto meccanico del nuovo mezzo espressivo era ancora molto presente sia per chi lo faceva che per chi lo guardava, con chiare reminiscenze di Meliès e dei suoi esperimenti con il montaggio, il colore, le decorazioni.

  1. La favorita, titolo originale The Favourite, regìa di Yorgos Lanthimos, Regno Unito 201, 141‘  
  2. Frankenstein; or, The Modern Prometheus, Mary Shelley, Londra, Lackington, Hughes, Harding, Mavor & Jones 1818, edizione italiana Frankenstein o il moderno Prometeo, Milano, Bompiani R.C.S. Libri, 1994  
  3. L’occhio che uccide, titolo originale Peeping Tom, regìa di Michael Powell, Regno Unito 1960, 101’  
  4. Poor Things, regìa di Yorgos Lanthimos, Regno Unito 2023, 141’