Tre donne in Turchia

di | 11/02/2019

Il bel ritratto di tre sorelle che non si rassegnano alla sottomissione ad una società ottusa e il disorientamento di una comunità rurale di fronte a fatti (apparentemente) inspiegabili

Una scena di Kız Kardeşler di Emin Alper

Una scena di Kız Kardeşler di Emin Alper

Già in concorso tre anni fa con Boris sans Béatrice, un film che comincia bene ma che non mantiene le promesse, Denis Côté torna quest’anno in concorso con un film che invece convince dal primo all’ultimo fotogramma: Répertoire des villes disparues è un film impressionante per atmosfere, intreccio, recitazione. Nel secondo film in concorso tre sorelle si ritrovano e fanno un bilancio della loro esistenza: in Kız Kardeşler, dietro una messa in scena apparentemente semplice il regista Emin Alper riempe il film di simboli e metafore. Mentre si svolgono drammi familiari, suicidi e i capi del villaggio decidono con discussioni surreali al limite del ridicolo sul destino di intere famiglie, una donna stravagante fa le capriole nei prati: un atto a prima vista infantile, in realtà anticonformista e soprattutto liberatorio. Ma allo stesso tempo il rotolare è simbolo della ciclicità, dell’impossibilità di uscire dal circolo vizioso della tradizione, mentre una delle tre sorelle non riesce a liberarsi dal vizio di mangiare la terra… Fuori concorso in Vice di Adam McKay, Christian Bale si sottopone ancora una volta ad un tour de force fisico impressionante: non solo ingrassa e dimagrisce ma ringiovanisce e invecchia con grande disinvoltura per impersonare Dick Cheney, il terrificante vice di un altrettanto terrificante presidente (George W. Bush).

Nella sezione Panorama, in Monos Alejandro Landes segue una banda di teneri e selvaggi adolescenti impegnati in una non meglio definita guerriglia con un bellissimo lavoro sulla fotografia, il montaggio, il suono e la musica. Più convenzionale Skin di Guy Nattiv, denuncia della manipolazione mentale della destra suprematista statunitense che passa anche attraverso la marchiatura della pelle. Ancora il corpo, questa volta quello di una giovane donna anticonformista, nel documentario Searching Eva di Pia Hellenthal, il difficile percorso di affermazione della propria personalità, sopratttutto per una donna, in una società, quella europea, ancora profondamente patriarcale, maschilista e conservatrice. In Talking About Trees Suhaib Gasmelbari ci racconta l’appassionante storia del tentativo di un gruppo di cineasti somali di recuperare una vecchia sala cinematografica, con i tipici ritmi africani e una fatalità con sprazzi di insperata saggezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *